Il riscaldamento a pellet sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle famiglie italiane che cercano di ridurre la loro bolletta energetica limitando al contempo la loro impronta di carbonio. Il pellet di legno, derivato da residui di segheria compressi, rimane uno dei combustibili meno costosi in rapporto al chilowattora prodotto. Tuttavia, il rientro nel 2026 modifica il panorama degli aiuti pubblici e solleva domande concrete sulle reali prestazioni di questi apparecchi.
Rendimento delle stufe a pellet: cosa rivelano i test in condizioni reali
I produttori dichiarano rendimenti che possono raggiungere il 90 % per le stufe a pellet etichettate Flamme Verte. Questo dato corrisponde a una misura in laboratorio, a potenza nominale. Nell’uso quotidiano, i risultati possono divergere sensibilmente.
Uno studio condotto dall’ADEME con INERIS, CSTB, Solagro e Wigwam Conseil su 20 installazioni recenti ha evidenziato un fenomeno poco documentato dai concorrenti: a circa il 30 % della potenza nominale, quasi un terzo degli apparecchi testati perdeva notevolmente in rendimento, con un aumento significativo delle emissioni di monossido di carbonio. Questa situazione si verifica tipicamente a metà stagione, quando la stufa funziona a regime ridotto.
Il funzionamento prolungato a carico ridotto, comune nelle case ben isolate, favorisce un’accumulo accelerato e una combustione incompleta. Un apparecchio sovradimensionato rispetto al volume da riscaldare aggrava questo problema. La questione del dimensionamento della potenza supera quindi il semplice comfort termico: condiziona direttamente la pulizia della combustione e la durata di vita dell’apparecchio.
Il sito riscaldamento pellet dettaglia i criteri tecnici che permettono di valutare la potenza adatta a ogni configurazione abitativa.

Aiuti finanziari per una stufa a pellet nel 2026: il quadro è cambiato
Dal 1 settembre 2026, le stufe e caldaie a pellet installate singolarmente non sono più eleggibili per MaPrimeRénov’ nel percorso “per gesto”. Il decreto n° 2026-822 del 25 agosto 2026 ha formalizzato questo ritiro, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 27 agosto 2026.
Questa evoluzione non significa la fine di ogni supporto finanziario. Diversi dispositivi rimangono accessibili:
- L’integrazione della stufa a pellet in una ristrutturazione di ampia portata consente di mantenere l’eleggibilità per MaPrimeRénov’, a condizione che il progetto combini più voci di lavoro (isolamento, ventilazione, cambio di sistema di riscaldamento).
- I Certificati di Risparmio Energetico (CEE) continuano a finanziare l’installazione di un apparecchio performante, anche in gesto isolato. L’importo varia a seconda della zona geografica e dei redditi del nucleo familiare.
- La TVA ridotta a tasso intermedio si applica sulla fornitura e installazione di una stufa a pellet in un’abitazione completata da più di due anni.
- I Fondi Aria Legna, sostenuti da alcune amministrazioni locali, sovvenzionano la sostituzione di un vecchio apparecchio di riscaldamento a legna con un’attrezzatura recente a basse emissioni.
L’analisi pubblicata dall’ANIL il 2 settembre 2026 conferma che la sostituzione di un apparecchio vecchio con una stufa a pellet recente rimane il caso meglio coperto dagli aiuti, più di una prima installazione.
Sostituzione di un apparecchio vecchio o prima installazione: due situazioni distinte
Sostituire un camino aperto o una stufa a legna obsoleta con una stufa a pellet moderna produce un guadagno ambientale misurabile. Gli apparecchi vecchi emettono quantità di particelle fini e monossido di carbonio senza paragone con le attrezzature attuali. In alcuni territori classificati come zone sensibili per la qualità dell’aria, la sostituzione di un focolare aperto rappresenta il leva più efficace per ridurre l’inquinamento locale legato al riscaldamento domestico.
La prima installazione in un’abitazione già riscaldata elettricamente o a gas presenta un calcolo diverso. Il guadagno in emissioni di CO₂ dipende dal mix energetico di riferimento. Di fronte a una pompa di calore performante, il pellet di legno non presenta sempre un vantaggio climatico netto, soprattutto se si considerano le emissioni di particelle fini.

La questione dello stoccaggio e dell’approvvigionamento
Una stufa a pellet consuma diverse centinaia di chili di pellet per stagione di riscaldamento. Lo stoccaggio dei sacchi (generalmente confezionati da 15 kg) richiede uno spazio secco e ventilato. Le consegne in massa, possibili con un silo dedicato, riducono il costo unitario ma richiedono un investimento aggiuntivo.
Il mercato del pellet ha conosciuto tensioni di approvvigionamento negli ultimi anni, con variazioni di prezzo a volte brusche. La stabilità tariffaria del pellet non è garantita nel lungo periodo, anche se il combustibile rimane globalmente competitivo rispetto al gasolio e al gas naturale.
Pellet di legno e qualità dell’aria interna: un punto spesso trascurato
La combustione del legno, anche sotto forma di pellet certificati, genera emissioni di particelle fini. Una stufa a pellet recente e ben regolata emette nettamente meno di un focolare aperto o di una vecchia stufa a legna. Tuttavia, il divario si amplifica quando l’apparecchio funziona a carico parziale o quando la manutenzione è trascurata.
Una pulizia almeno due volte all’anno e una pulizia regolare del braciere condizionano direttamente la qualità della combustione. Un condotto intasato o una guarnizione della porta usurata sono sufficienti a degradare le prestazioni e ad aumentare le emissioni inquinanti nell’abitazione.
I feedback sul campo divergono su questo punto: alcuni utenti segnalano una qualità dell’aria soddisfacente per diverse stagioni, mentre altri constatano un’intasamento rapido legato a pellet di qualità variabile. La certificazione ENplus o DINplus dei pellet limita questo rischio, senza eliminarlo completamente.
Il riscaldamento a pellet rimane un’opzione pertinente per molte famiglie, a condizione di non idealizzare le sue prestazioni. Un apparecchio correttamente dimensionato, mantenuto e alimentato con pellet certificati offre un compromesso solido tra costo d’uso e impatto ambientale. Il contesto normativo del 2026 invita a verificare gli aiuti disponibili prima di impegnarsi, in particolare per le installazioni in gesto isolato che non beneficiano più di MaPrimeRénov’.



